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ALFONSINA STRADA

“Nessuno può fermare la mia bicicletta”.

CICLISTA

Questa è la storia di Alfonsina Strada,

nata a Castelfranco Emilia il 16 marzo 1891

Alfonsina è stata una ciclista su strada italiana, prima donna a competere in gare maschili come il Giro di Lombardia e il Giro d’Italia. Questa donna è considerata tra le pioniere dell’uguaglianza di genere uomo-donna in ambito sportivo.

Sin da quando era una bambina, Alfonsina sfrecciava come un lampo sulla sua bicicletta, pur essendo questa vecchia e rotta. Quando si sposò il suo sogno non era cambiato: diventare una ciclista. Suo marito la sostenne e come regalo di nozze le comprò una nuovissima bicicletta. Ma nessuno credeva che potesse farcela. Tutti all’epoca pensavano che alcune gare come Il Giro d’Italia fossero cosa per soli uomini.

Nonostante i pregiudizi di genere e i dissensi, la donna non solo partecipò, ma riuscì a tagliare il traguardo insieme agli ultimi trenta rimasti. Tutto questo fece scalpore: gli organizzatori non le permisero di partecipare l’anno successivo a causa del maschilismo imperante. Ma Alfonsina continuò a correre, sempre più veloce e un passo più avanti di loro. Vinse 36 corse contro colleghi uomini e stabilì un record di velocità che rimase insuperato per diversi anni, conquistando la stima di molti campioni del ciclismo, e ispirando tutte le donne che sognavano come lei, di sfrecciare con le loro biciclette.

Adrian e le bambole

STUDENTE

Il protagonista della nostra storia si chiama Adrian e aveva un hobby che faceva pensare a tutti che non fosse un vero uomo: giocare con le bambole e collezionarle. Non era un problema quando era piccolo, e i suoi genitori e la sorella maggiore non avevano nulla in contrario. Quando iniziò le scuole superiori, non ci giocava più, ma continuava comunque a collezionarle. Comunque, Adrian aveva sempre nascosto questa sua passione a tutti, tranne che ai suoi amici più stretti.

Quando iniziò le superiori, tuttavia, il suo segreto fu svelato nel modo più imbarazzante possibile. Notizie come queste viaggiano inevitabilmente in fretta e, in pochissimo tempo, i ragazzi della sua classe lo scoprirono. Iniziarono quindi a prenderlo in giro; alcuni facevano battute relativamente innocenti, ma un gruppetto di quattro ragazzi iniziò a prenderlo in giro ogni giorno per questa cosa. Continuavano a dire che era una femminuccia, e scherzavano sul fatto che probabilmente indossava vestiti da donna quando era solo a casa.

Iniziarono a chiamarlo “Adriana”, e tutti lo offendevano non appena ne avevano l’occasione. Ogni volta che Adrian apriva bocca, gli facevano il verso con una voce da ragazza. Tutto ciò andò avanti per un paio di mesi, e Adrian non voleva più andare a scuola. Sua sorella si sentiva terribilmente in colpa per quello che era successo, e smise di essere amica della ragazza che aveva scattato la foto. Inoltre, lei lo difendeva da chiunque osasse offenderlo.

Più tardi, Adrian trovò immagini photoshoppate di lui con il rossetto e con altre cose da ragazza. Fu in questo momento che si rese conto di averne abbastanza: non voleva più che tutti pensassero che era troppo femminile, quindi cercò disperatamente di apparire più virile. Cominciò a indossare vestiti più scuri, a leggere di motori e altre cose che pensava piacessero alla maggior parte dei ragazzi. Parlava anche con una voce più profonda e tentava di essere più aggressivo, prendendo in giro gli altri ragazzi e facendo battute cattive. Ma finché non si fosse liberato delle bambole, avrebbe continuato a non avere credibilità. Così fece una cosa che ancora oggi rimpiange: buttò via tutte le bambole in un impeto di rabbia. Poteva almeno darle a qualcun altro, regalarle. No, le buttò e scattò una foto per averne una prova. Le aveva collezionate per tutta la vita e poi… Fine di tutto, in un giorno solo.

I ragazzi della sua scuola continuavano a prenderlo in giro, ma ora lo facevano sempre meno. Presto, tutto si sistemò. Nessuno gli dava più fastidio, e Adrian pensava che si sarebbe sentito meglio così, ma, in realtà, odiava essere sempre così isolato. Ma lui voleva solo essere virile come gli altri ragazzi! Poi, un giorno, successe una cosa. In un corridoio, un gruppo di ragazzi più piccoli stava dando fastidio una ragazza della loro classe. Era una ragazza timida con un difetto di pronuncia. Lei chiedeva loro di andarsene, ma loro le facevano il verso. I compagni di classe di Adrian seguivano la scena da non troppo lontano, ridendo e riprendendo tutto con i cellulari. Adrian si unì a loro, ma… Non lo trovava affatto divertente.

A lui non piacciono le prese in giro, e il pensiero di cercare di fermarli era terrificante per lui. Ma se non lo avesse fatto lui, chi lo avrebbe fatto? Così iniziò a camminare verso di loro. All’inizio i ragazzi della sua classe non capivano cosa stesse succedendo. Si fermò tra la ragazza e i ragazzi più piccoli, e disse “Smettete di infastidirla!” Ovviamente, loro iniziarono a deriderlo, dicendo cose come: “Oh, guarda Adriana è venuta in aiuto”. Lui si avvicinò molto a uno di loro, naso a naso, e disse tranquillamente “Sparite”. Il ragazzo continuava a deriderlo, ma Adrian gli stava proprio addosso, senza muoversi di un millimetro. A un certo punto i ragazzi si spaventarono e se ne andarono.

I suoi compagni di classe stavano ancora ridendo e riprendendo quello che succedeva. A lui non importava nulla; e porto la ragazza dall’insegnante spiegandogli la situazione. Da quel giorno Adrian si interrogò se ne valesse davvero la pena rinunciare al vero se stesso per un modello, quali i suoi compagni di classe, che non avevano fatto nulla per quella povera ragazza! Da quel giorno Adrian tornò se stesso, e nonostante le prese in giro per come aveva ricominciato ad apparire e i suoi modi, scelse di essere se stesso insieme a un nuovo hobby: cucire! e fece un bellissimo vestito per la sua amata sorella.

Adrian capì quel giorno che non bisogna farsi cambiare dagli altri, ne tantomeno rinunciare alle proprie passioni, perchè noi siamo unici e speciali per quello che siamo.

Derek e il suo sogno

ASPIRANTE CHEF

Derek è un ragazzo come molti, ma fin da quando aveva quattro anni ha un sogno: diventare uno chef. Quando a Natale, da bambino, aiutò la madre a fare i biscotti e si accorse che da semplici elementi poteva ottenere delle pietanze squisite, si appassionò alla cucina . Diversamente dai suoi coetanei che nel tempo libero giocavano a calcio o ascoltavano musica, sperimentava in cucina con la madre.

Un giorno all’età di dodici anni decise di rivelare al padre la sua intenzione di fare un corso di cucina, aspettandosi la sua approvazione. Rimase deluso perché il padre assunse un’ espressione piena di rabbia. Derek gli disse che se il problema era il costo del corso, si sarebbe finanziato da solo con dei soldi che aveva messo da parte, ma il papà arrabbiatissimo sottolineo come lui potesse fare calcio, pugilato o tutto ciò che di solito piaceva ai ragazzi, ma non la cucina.

Il ragazzo triste raccontò tutto alla madre. Lei fu molto comprensiva e gli consigliò di iniziare il corso di cucina, mentre nel frattempo avrebbe discusso la cosa con il marito. Derek così iniziò il corso ed era davvero entusiasta di imparare tutti quei trucchetti che lo portavano più vicino al suo sogno di diventare uno chef professionista.

Un giorno il ragazzo frequentando il corso, doveva svolgere un compito a casa in cui avrebbe dovuto realizzare una semplice torta con pan di spagna alla crema di cioccolato. Quindi procuratosi tutti gli ingredienti, si mise all’opera. Arrivato al punto in cui bisognava lasciar riposare la crema, il padre entrò tutto frettoloso in cucina dicendogli che la mamma aveva bisogno di un aiuto con il bucato.

Dopo essere tornato dalla lavanderia, Derek riprese nella preparazione, determinato a realizzare un vero e proprio capolavoro. Con impegno mise gli strati con la crema, e copri tutto con una glassa fondente. La torta era bellissima e pronta per la degustazione. Il giorno dopo quando arrivò in classe era convinto di prendere il massimo dei voti, ed orgoglioso posò il lavoro sul banco del professore.

Quando ne tagliò un pezzo e la assaggiò, l’insegnante assunse una strana espressione. Chiese a Derek se assaggiasse ciò che cucinava prima di servirlo, poiché la crema era salatissima e probabilmente aveva confuso lo zucchero con il sale. Il ragazzo ci rimase male e si chiese come potesse essere successo. All’improvviso si ricordò che il padre era rimasto per un po’ da solo in cucina con la torta. Così tornato a casa, decise di affrontare il genitore con tutto il coraggio che aveva.

Andò nel salone e con rabbia chiese al padre come avesse potuto sabotarlo, e lo accusò di essere stato molto crudele con lui. Seguirono momenti di silenzio e imbarazzo, finché l’uomo, con molta vergogna in faccia, disse al figlio che gli doveva mostrare qualcosa.
Non lo aveva mai fatto vedere a nessuno, ma tirò fuori un album in cui da ragazzo ballava con un bellissimo abito scintillante.

Gli confessò che adorava ballare ed era anche molto bravo, prendeva lezioni da quando aveva più o meno l’età di Derek e aveva partecipato a numerosi concorsi vincendo anche qualche premio. Un giorno, però, i suoi compagni di scuola scoprirono questa sua passione e, trovando la cosa divertente, iniziarono ad infastidirlo. Secondo loro, ballare era un attività da donne e, pertanto, lo tormentarono al punto da farlo smettere.

Il figlio ora era tutt’altro che arrabbiato, e replicò che i suoi compagni di scuola già sapevano della sua passione e, da quando aveva portato in classe i suoi muffin, pensavano addirittura che fosse una cosa figa. A quel punto il padre rimase disorientato; non faceva altro che aprire e chiudere la bocca per lo stupore.

Derek gli chiese se gli andasse di ballare di nuovo, ma il padre infastidito gli chiese di non dirlo a nessuno, poiché nemmeno la moglie sapeva nulla della cosa; ora l’uomo non aveva più niente contro il fatto che lui frequentasse la scuola di cucina. Il ragazzo però aveva un piano, e il giorno dopo fece una chiacchierata con sua madre, che alla notizia sorrise in modo ironico.

Qualche giorno dopo Derek scoprì che i suoi genitori avevano cominciato a prendere lezioni di tango. Quindi contentissimo preparò una cena per il loro ritorno dalla lezione e si aspettava che fossero davvero eccitati. Quando rincasarono, il padre lo abbracciò e gli sussurrò con fare gioioso “traditore!”; il ragazzo felice gli fece l’occhiolino.

Da questa storia Derek ha imparato che se si ha un sogno, bisogna perseguirlo senza farsi influenzare dalle opinioni degli altri, anche perché quel che ci piace davvero troverà comunque il modo per tornare da noi.

BILLY ELLIOT

BALLERINO

Questa è la storia di Philip Mosley,

o meglio Billy Elliot, come tutti lo conosciamo.

Infatti questa storia vera era così d’ispirazione che ne hanno creato un film. Nel film Billy ha 11 anni, è orfano di madre e vive con il padre, il fratello e la nonna. Costretto dal padre a praticare pugilato, scopre in realtà di avere una grande passione per la danza classica. Ovviamente all’epoca era davvero insolito che un bambino volesse diventare ballerino, e infatti era pregiudizio diffuso che il balletto fosse un incoraggiamento all’omosessualità. Ma Billy, innamorato della danza, decide di provare e sin dalla prima lezione la sua insegnante nota il suo grande talento. Il bambino decide infatti di lasciare il pugilato per continuare segretamente a frequentare la danza.

Quando il padre lo scopre, gli vieta di continuare. Ma il ragazzino e la sua insegnante hanno qualcosa di grande in mente: tentare di entrare nella Royal Ballet School di Londra. Le lezioni continuano in segreto, e superati gli ultimi ostacoli, Billy si presenta al provino con l’appoggio del fratello e del padre. Alcuni anni dopo, Billy diventerà primo ballerino della scuola. Questa storia ci dimostra come tutto sia possibile, se si ha un sogno e abbastanza forza per realizzarlo, anche se questo significa andare contro tutti

MARY SHELLEY

SCRITTRICE


Questa è la storia di Mary Shelley,

nata a Londra nel lontano 30 agosto del 1797.

Pochi giorni dopo la sua nascita Mary rimase orfana di madre, così visse insieme al padre e alle sorelle. Suo padre, William Godwin aveva idee anarchico-comuniste e fornì a Mary un’educazione ricca e informale, incoraggiandola ad aderire alle sue idee politiche. Quando Mary compì 17 anni si innamorò, e fuggì in Francia con il poeta Percy  Bysshe Shelley con il quale attraversò l’Europa. Mary aspettava una figlia da Percy ma la bambina che ne nacque venne a mancare pochi giorni dopo il parto. Nel 1816 Mary e Percy si sposaro ma nel 1822 suo marito annegò durante una traversata del Golfo della Spezia. Un anno dopo Mary ritornò in Inghilterra dove si dedicò totalmente alla carriera di scrittrice, in modo da poter mantenere il figlio. Per decenni l’opera di Mary Shelley rimase molto in ombra, oscurata dalla figura del marito. La rivalutazione di Mary Shelley è avvenuta molto lentamente, negli ultimi venti anni, anzitutto nel mondo anglosassone e soprattutto per la sua opera “Frankestein” che ebbe grande successo e ispirò numerosi adattamenti teatrali e cinematografici. Studi recenti hanno permesso di rivalutare la figura di questa donna forte, che decise di andare controcorrente e di combattere le avversità della vita.

FRIDA KHALO

PITTRICE

Questa è la storia di Frida Kahlo all’anagrafe Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón,

 una delle più grandi pittrici donne, nata a Coyoacán il 6 luglio 1907.

A quanto pare anche Frida fu una guerriera, perché la vita la mise di fronte a parecchie difficoltà, che superò con tenacia e successo. A sei anni si ammalò di poliomielite a causa della quale rimase per sempre zoppa.

A diciotto anni rimase coinvolta in un terribile incidente d’autobus. Rischiò di nuovo di morire, e fu costretta a trascorrere interi mesi a letto. Ma nemmeno questo fu abbastanza per spegnere lo spirito di Frida, che infatti continuò a dipingere grazie ad un originalissimo cavalletto che le permettesse di coltivare la sua passione per la pittura.

Non appena guarì si alzò dal letto e con la tenacia che la contraddistingueva andò dritta dall’artista più famoso del Messico, Diego Rivera per presentargli i suoi quadri. Diego non poté fare altro che restare affascinato da questa seducente donna. I suoi dipinti erano così forti, così originali che tutti ne rimanevano affascinati. Diego e Frida si sposarono. Erano una coppia originale, tanto che vennero soprannominati “l’elefante e la colomba”. Per tutta la vita Frida continuò a lottare e a dipingere quei bellissimi quadri che oggi tutti conosciamo.

Storia ispirata dal libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, Elena Favilli e Francesca Cavallo. Mondadori.